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Intervista·Social Recruiting

Community e Recruiting: come trasformare le relazioni in asset strategico

Intervista a Guido Penta, fondatore di Welyk

Sabina Gnecchi 15 febbraio 2026 5 min di lettura
Intervista a

Guido Penta

Community e Recruiting: come trasformare le relazioni in asset strategico

Talent Attraction Lab

Abbiamo intervistato Guido Penta, Tech Recruiter, che ha costruito la sua azienda (Welyk) partendo proprio dal suo Personal Branding e dal concetto di Community.

Prima entrando in punta di piedi in community già presenti su diversi canali, tra questi Telegram e Reddit, poi costruendo la sua community "La locanda del Tech".

Come ha raggiunto 33K di follower su Linkedin, 2436 membri nella sua community  IT e un'azienda che (in meno di 2 anni) lavora con grandi brand come JetHR, Agile Lab, Hinto Group, Corley Cloud?

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Oggi si parla molto di community nel recruiting, cosa significa davvero spostare il focus dalla Talent Acquisition alla Community Building?

Ne abbiamo parlato con Guido Penta, co-founder di Welyk, che ha costruito la sua reputazione e la sua azienda proprio sulla capacità di creare relazioni autentiche nel difficile mondo IT. Ecco cosa ci ha raccontato.

Oggi si parla molto di community nel recruiting, ma spesso in modo astratto. Nel tuo lavoro quotidiano, cosa significa davvero “costruire una community” in ambito IT??

Guido Penta:

Nel settore IT la parola “community” è molto forte ed è quasi un unicum rispetto ad altri settori. Chi vive questo mondo è abituato per natura ai gruppi Telegram, ai canali Discord e alle tech conference che ci sono quasi ogni mese in tutte le città d’Italia.

Per un recruiter, costruire una community significa inserirsi in questo ecosistema esistente senza l’atteggiamento da “fiera del lavoro” con il classico banchetto.

Significa provare a parlare la loro lingua trovando punti di contatto e differenziandosi dai colleghi che si limitano a pubblicare annunci. Significa creare un luogo (fisico o virtuale) dove ci si scambia valore e non solo offerte di lavoro.

Quando hai capito che il personal branding e la community sarebbero diventati un asset strategico per un’agenzia di recruiting verticale?

Guido Penta:

È successo quando sono andato a lavorare in una grande multinazionale. C’era un forte contrasto tra il mio profilo LinkedIn molto informale e la percezione istituzionale, a volte rigida, che la mia community ha delle grandi agenzie per il lavoro.

Lì ho notato che le persone scrivevano a me. Mi chiedevano consigli, si fidavano del mio giudizio più che del brand aziendale.

Mi dicevano: “Guido, sto cercando lavoro, mi consigli tu dove andare?”. Lì ho capito che il personal branding e la reputazione che avevo costruito avevano superato il brand dell’azienda per cui lavoravo.

Le persone mi “addossavano” una responsabilità personale, e questo è diventato il trigger per capire che potevo costruire qualcosa di mio basato su quella fiducia.

Qual è, secondo te, la differenza tra “avere un canale” e “costruire una community”?

Guido Penta:

La differenza sta nell’interazione e nell’ascolto.

Molti pensano che basta aprire un canale Telegram per avere una community, ma se lo usi solo per trasmettere messaggi unidirezionali è inutile.

Quando ho iniziato a frequentare le community di sviluppatori, mi sentivo un pesce fuor d’acqua, soprattutto per i tecnicismi.

Invece di impormi, sono rimasto in ascolto per capire il tone of voice e le dinamiche.

Costruire una community significa entrare “in punta di piedi”, partecipare alle discussioni e accettare che non sei lì solo per vendere, ma per relazionarti, per portare valore.

Come si “misura” una community per il recruiting?

Guido Penta:

Non è una metrica immediata, ci vogliono mesi o anni, ma i risultati sono molto concreti:

1. Riduzione del Ghosting: Avere uno “zoccolo duro” di persone che ti conoscono e si fidano significa che, quando scrivi, loro ti rispondono. Anche solo per dire “no grazie”, ma rispondono.

2. Aumento dei Referral: Sono i membri stessi della community (i dev, nel mio caso) che mi scrivono proattivamente o consigliano amici. Per un’azienda, un aumento organico dei referral ha un impatto economico subito misurabile.

3. Reputazione a lungo termine: Ti permette quasi di “campare di rendita” perché diventi il primo nome che viene in mente quando qualcuno cerca lavoro.

Nel recruiting IT, che tipo di contenuti o iniziative aiutano davvero a creare relazione?

Guido Penta:

Se cerchi cose pratiche che funzionano:

Telegram: È il canale più immediato e “friendly”. Puoi interagire anche la sera dal divano, in modo informale;

Eventi fisici: Sono una “bomba”. Non serve per forza lo stand, basta esserci, farsi vedere nelle pause e fare networking reale;

GitHub: Io l’ho usato in modo “improprio”, pubblicando guide su come scrivere il CV o il profilo LinkedIn, usando però uno strumento che gli sviluppatori usano ogni giorno per il codice;

Reddit: È una miniera d’oro inesplorata dalle aziende, ma è rischioso. Lì regna l’anonimato e se non sei autentico o non sai reggere il contraddittorio, ti “massacrano”.

Dal tuo punto di vista, quali sono gli errori più comuni quando si prova a usare una community come se fosse un funnel di recruiting??

Guido Penta:

L’errore classico è quello che chiamo “spara l’annuncio e scompare”, Il recruiter entra nel gruppo, pubblica un annuncio (spesso scritto male, senza RAL o con frasi come “azienda giovane e dinamica”) e poi sparisce.

Se entri nella “fossa dei leoni”, devi saper reggere il confronto. Se la community ti fa notare che l’annuncio è vago o la tecnologia richiesta è sbagliata, non puoi offenderti o ignorarli. Devi stare lì, rispondere e, se serve, chiedere aiuto con umiltà: “Ragazzi, non conosco questo ruolo, mi aiutate a capirlo?”. Questo cambia tutto.

Il tuo personal branding è una storia di successo. Quanto conta la persona dietro il brand nel caso di un’agenzia di recruiting o di un’azienda?

Guido Penta:

Conta tantissimo. Come mi ha detto una volta la mia compagna: “Guido, certe cose le voglio sentire dette da te”.

Anche se un argomento è inflazionato (come i consigli sul CV), il tuo punto di vista unico fa la differenza.

Le persone si legano alle persone, non ai loghi.

Cecilia di WeRoad o Sara di Agile Lab sono esempi perfetti: loro sono presenti nelle community, rispondono, spiegano. Quando le loro aziende aprono una posizione, ricevono una pioggia di candidature perché i candidati sanno che quella specifica recruiter è attenta e competente.

Che consigli daresti a recruiter o HR che vorrebbero lavorare sul proprio personal branding senza cadere nell’auto-promozione sterile?

Guido Penta:

Smettete di usare ChatGPT per scrivere post copia-incolla e portate valore reale.

Noi HR possiamo insegnare tantissimo ai candidati su temi che spesso ignorano:

Contenuti di valore: spiegate cos’è un CCNL, come funziona il periodo di prova, i diritti e i doveri, cosa sono i rimborsi;

• Dietro le quinte: Io ho pubblicato uno screenshot del nostro funnel di recruiting (da 100 candidature a 10 colloqui) spiegando perché gli altri 90 sono stati scartati. La gente vuole vedere il “dietro le quinte”;

Building in Public: Raccontate i processi che state costruendo in azienda (es. “Stiamo rifacendo il sistema di performance review”). Questo vi posiziona come esperti che sanno quello che fanno.

Se dovessi lasciare un consiglio a chi oggi si occupa di Talent Acquisition e guarda alle community come possibile evoluzione del recruiting, quale sarebbe?

Guido Penta:

Attenzione alla reputazione.

La community è un megafono: se la tua azienda lavora bene, ti porterà in alto. Ma se tratti male le persone, le fai lavorare con tecnologie obsolete o in ambienti tossici, la community ti distruggerà in un attimo.

Bastano due o tre commenti negativi in un gruppo Telegram per bruciare migliaia di euro di investimenti in advertising.

Quindi, prima di costruire una community, assicuratevi che la vostra “casa” (l’azienda) sia in ordine.

E ricordatevi: il livello medio del recruiting oggi è purtroppo basso; basta fare “due o tre cosine in più” con cura e umanità per alzare l’asticella ed emergere.