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Intervista·AI & Strumenti

LinkedIn Hiring Assistant: come funziona e casi d'uso

Intervista a Salvatore Pegoli, Account Executive LinkedIn per il mercato PMI italiane

Sabina Gnecchi 10 dicembre 2025 4 min di lettura
Intervista a

Salvatore Pegoli

LinkedIn Hiring Assistant: come funziona e casi d'uso

Talent Attraction Lab

LinkedIn ha introdotto Hiring Assistant, il primo AI Agent integrato in LinkedIn Recruiter, con l'obiettivo di semplificare e velocizzare il lavoro dei team HR. Dall'intake al sourcing, fino all'outreach e al pre-screening, l'AI supporta le attività più operative lasciando ai recruiter più tempo per la relazione con candidati e hiring manager. Nell'intervista approfondiamo quali problemi risolve davvero, i risultati emersi dai primi test internazionali e da dove partire per sperimentare l'Intelligenza Artificiale nel recruiting.

LinkedIn Hiring Assistant

LinkedIn ha appena presentato Hiring Assistant, il primo AI Agent integrato in LinkedIn Recruiter, pensato per supportare recruiter e team di Talent Acquisition nelle attività più operative.

Per capire cosa cambia davvero nella pratica quotidiana, quali problemi risolve e che impatto può avere anche sul mercato italiano, abbiamo intervistato Salvatore Pegoli, Account Executive di LinkedIn per le soluzioni di Hiring e Talent sul mercato delle PMI Italiane.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Quale problema concreto risolve per recruiter e team di talent acquisition?

Hiring Assistant è il primo AI Agent integrato in LinkedIn Recruiter, progettato per ridurre il carico operativo dei recruiter.

Automatizza le attività più ripetitive (dall'intake al sourcing iniziale e all'outreach), liberando tempo per ciò che conta: dialogo con gli hiring manager e relazione con i candidati.

I dati globali dei primi clienti (early customers, non italiani) parlano chiaro: 4+ ore risparmiate per ruolo, –62% di profili da visionare e +69% di accettazione InMail rispetto ai metodi tradizionali.

Quali attività o fasi del recruiting vengono maggiormente semplificate grazie all'AI?

Le aree chiave in cui Hiring Assistant fa la differenza:

  • Intake & job design: traduce le note di intake in qualifiche operative e suggerisce criteri basati su trend di mercato.
  • Sourcing proattivo: identifica candidati anche non ovvi con competenze affini, andando oltre le keyword statiche e apprendendo dal feedback del recruiter.
  • Shortlist & valutazione: sintetizza i motivi di allineamento di ogni profilo e segnala gap/plus.
  • Outreach personalizzato: crea bozze di InMail contestuali, aumentando il tasso di risposta.
  • Pre-screening & Q&A: automatizza domande di pre-qualifica e risposte ai quesiti ricorrenti.
  • Integrazione & governance: nativo in Recruiter & Jobs, connesso agli ATS e basato su principi di Responsible AI.

Quali risultati avete già osservato nei primi test? Puoi raccontarci un caso concreto?

Oltre ai dati aggregati (4+ ore risparmiate/ruolo, –62% profili da rivedere, +69% InMail accettate), i casi globali mostrano impatti concreti:

  • Aurecon definisce l'agente "game-changer" per la qualità dei candidati.
  • Siemens evidenzia una drastica riduzione dei tempi di sourcing.
  • NES Fircroft ha raggiunto un 65% di acceptance rate sulle InMail inviate ai candidati proposti da Hiring Assistant (vs 39% con sourcing manuale), con un taglio del tempo di sourcing fino al 50%.

Qual è il primo passo concreto che un team HR dovrebbe fare per iniziare a sperimentare l'AI nel recruiting?

Percorso consigliato:

  • Definire casi d'uso e KPI (es. tempo per shortlist, acceptance rate).
  • Abilitare gli utenti giusti in Recruiter e assegnare le licenze Hiring Assistant.
  • Formare il team su prompt e feedback (Quick Start e learning path disponibili).
  • Integrare con ATS per flussi coerenti.
  • Governance & Responsible AI: privacy, bias e supervisione umana. Il recruiter resta sempre al centro, definendo gli obiettivi e supervisionando le azioni dell'agente.
  • Misurare e iterare ogni 2–4 settimane per scalare dove c'è ROI.